Il Teatro San Ferdinando di Napoli è uno dei luoghi più iconici della tradizione teatrale partenopea, strettamente legato alla figura di Eduardo De Filippo e considerato il vero tempio della commedia napoletana. Fondato nel 1791 dall’architetto Camillo Leonti, sorge oggi in Piazza Eduardo De Filippo, nel cuore storico della città, tra il Rione Sanità e via Foria .
STORIA ED ORIGINI DEL TEATRO SAN FERDINANDO
Il teatro nacque come spazio dedicato all’opera buffa, genere amatissimo a Napoli, e fin dagli inizi si caratterizzò come luogo popolare, rivolto a un pubblico borghese e meno aristocratico rispetto al Teatro di San Carlo.
Nel corso dell’Ottocento ospitò compagnie minori, attraversando periodi di difficoltà gestionale e cambi di proprietà, fino a diventare anche Cinema Teatro Principe negli anni Trenta del Novecento.
DISTRUZIONE BELLICA E RINASCITA CON EDUARDO DE FILIPPO
Nel 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale, il San Ferdinando fu gravemente danneggiato dai bombardamenti, rimanendo in macerie per anni .
La svolta arrivò nel 1948, quando Eduardo De Filippo acquistò il teatro investendo tutti i suoi risparmi e indebitandosi per ricostruirlo. Lo trasformò nella sua “casa artistica”, un laboratorio creativo dedicato al teatro in lingua napoletana e alle tematiche sociali della città. La riapertura ufficiale avvenne il 22 gennaio 1954.
CHIUSURE, RESTAURI E NUOVA VITA
Dopo la morte di Eduardo, il teatro visse nuovi periodi di chiusura fino a quando, nel 1996, il figlio Luca De Filippo lo donò al Comune di Napoli. Un lungo restauro portò alla riapertura nel 2007, con La tempesta di Shakespeare nella traduzione napoletana di Eduardo.
IL SAN FERDINANDO OGGI
Oggi il teatro è gestito dal Teatro Stabile di Napoli e ospita una programmazione che alterna classici, drammaturgia contemporanea e produzioni legate alla tradizione napoletana.
All’interno è presente anche un museo permanente con costumi, fotografie, oggetti personali di Eduardo, la bombetta di Totò e un mosaico dedicato a Pulcinella realizzato da Titina De Filippo.